
IL LINGUAGGIO DELLE PIUME
Ovunque, e da sempre, gli esseri umani hanno necessità di inventare linguaggi che consentano loro di interagire con il Mistero della vita, di com-prenderlo e comunicarlo, a se stessi e agli altri.
Ogni linguaggio ha un alfabeto, non necessariamente composto da lettere. Nei popoli antichi, dove la relazione con la natura era poco mediata da sovrastrutture create dall’uomo, era l’ambiente naturale stesso a farsi linguaggio, sia direttamente, ovvero tramite l’uso diretto di parti di piante, animali, pietre etc, sia metaforicamente, per ciò che quell’animale, o quella pianta evocava nella concretezza della vita. Pensare che il linguaggio delle immagini fosse primitivo è riduttivo: il dente di una animale, una piuma, un osso in realtà consentivano il dipanarsi di una narrazione evocativa destinata a consolidare e tramandare la visone del mondo della Comunità, grazie alla interazione con il corpo, sia in termini statici che dinamici. Il corpo adornato di oggetti sacri, tatuato e scarificato diventava insieme Santuario, Reliquia e strumento di comunicazione, il dinamismo di danze e canti integrava e dava significato agli oggetti rituali.
Il linguaggio dei Nativi Amazzonici è prevalentemente il linguaggio delle piume.
“…non esistono solo uccelli o piume di uccello, come vorrebbe la nomenclatura occidentale, ma uccelli maschili e femminili. Pertanto, l’analista deve annotare attentamente quale piuma di uccello va e dove, da quale specie deriva e come è colorata o disegnata. Deve consultare la letteratura ornitologica per registrare il contesto, il comportamento e la morfologia dei vari uccelli, e anche in questo caso non ne saprà quanto le persone che hanno studiato, cacciato, osservato e infine si sono appropriate delle piume. Le piume sono usate per il colore come chiazze, o come elementi simbolici, elementi tonali e cromatici.. A differenza degli occidentali, che le consideravano la più quotata merce di scambio sotto il profilo materiale , gli abitanti delle pianure, degli altipiani e delle coste con cui commerciavano piume e uccelli in cattività, consideravano le piume il bene più prezioso. Le piume, nella loro forma simile alle ciglia, evanescenti e divorate dagli insetti nocivi, per quanto accuratamente conservate, evocano in modo magico e solidale le forze naturali che emulano. Lo sciamano Warwai, quando il Sole si rifiuta di splendere, indossa il suo copricapo di piume nere, un esempio evidente delle nuvole scure e gonfie di pioggia sopra la loro dimora sugli altipiani della Guyana. Pertanto, per invocare il Sole, bisogna indossare un copricapo di aquila arpia o airone bianco maggiore, oppure un copricapo di Ara scarlatto e fiammeggiante, nella speranza che il Sole emuli il cambio di copricapo dello sciamano. Il colore è ovunque.
La reciprocità tra miti e manufatti stabilisce che ogni manufatto può essere letto come un testo, proprio come ogni testo commenta un oggetto.Inoltre, ogni testo è di per sé un complesso insieme di componenti.Ad esempio, nelle culture in cui i capelli indicano più del consueto carico di simbolismo libidico, il tubo capillare Waiwai, in cui gli uomini adulti inseriscono il loro lungo codino, termina in un bulbo di piume di varie specie che ricapitolano i livelli della foresta pluviale da cui provenivano i loro “donatori di uccelli”.Così, a livello del suolo della foresta, si trovano uccelli dal piumaggio scuro e opaco, tutti poco adatti a volare come la femmina dell’hocco,( Cracinae) simile a un tacchino, identificati quindi con i livelli inferiori della foresta L’hocco era l’”istruttore”, l’uccello che insegno ai primi popoli come ricoprire di paglia le loro capanne.
Si noti che la capanna comune è sia il simbolo che il luogo effettivo della continuità genealogica: un villaggio, una capanna, un popolo.Per questo motivo, le piume di hocco formano la parte inferiore del bulbo di piume che sbatte in basso sulla schiena di un uomo, all’altezza delle natiche.” ( Featherwork: Gift of the birds, in Arts of the Amazon, Barbara Braun , text Peter .G. Roe.)
