“E insieme camminiamo verso il giorno,
L’uno all’altro narrando di come cantammo
Per scacciare la tenebra.”
(Emily Dickinson)
Tenebre deriva direttamente dal latino tenĕbrae (al plurale, come usato comunemente in italiano), che significa oscurità, buio fitto, e viene usata quasi esclusivamente al plurale per indicare la mancanza di luce. Le tenebre sono sinonimo di Mistero e paura, considerate il luogo della morte, intesa come distruzione e fine. Per affrontarle l’umanità si affida a reliquie, talismani, preghiere e compie gesti sorprendentemente simili nel tempo e nei luoghi.
Ad esempio, ci si fa coraggio facendo rumore….
“Per chi è molto solo, il rumore è già una consolazione .” (Nietzsche, Frammenti postumi )
IL SISTRO
Il calendario Cristiano ci proporrà a breve il Tempo della Quaresima che si concluderà con la Settimana di Passione. Chi ha ancora memoria della propria fede ricorda che durante la Settimana di Passione , e precisamente dal Giovedì Santo al Sabato Santo, non si suonano le campane. Sono i tre giorni che celebrano la morte del Cristo, i giorni oscuri narrati nei Vangeli sinottici ( 1 ) , durante i quali dalle ore dodici (mezzogiorno) alle ore tre del pomeriggio, calò un’oscurità totale su tutta la terra. Anche altre tradizioni culturale e religiose percepirono ad esempio le eclissi come eventi sovrannaturali, presagi divini o manifestazioni di divinità in lotta, destinati a scatenare terrore, a cui si opponevano rituali di scongiuro o interpretazioni astrologiche di grandi cambiamenti. Gli Egizi credevano che il serpente cosmico Apopi inghiottisse il Sole durante un’eclissi, e provavano a scongiurare questa sciagura con rumori e urla del popolo. Iside è spesso raffigurata con un sistro (2) nella mano; Il sistro era uno strumento di fondamentale importanza nell’Antico Egitto, dove era principalmente associato al culto della dea Iside, che si credeva ne fosse l’inventrice. Veniva utilizzato da sacerdotesse, regine e principesse durante le cerimonie e le danze liturgiche ma era diffuso in tutto il mondo antico, spesso mantenendo il suo ruolo nelle cerimonie religiose, in particolare quelle legate ai culti Isiaci che si diffusero anche a Roma. Si pensava che il suono ritmico dei sistri, normalmente impiegati durante le cerimonie sacre, fosse in grado di ingenerare nei fedeli un benefico stato di leggera trance e avesse anche il potere di tenere lontani gli spiriti maligni. In molte culture animiste africane il sistro ha funzioni simili ( 3 ), caratterizzate dall’idea che il frastuono aiuti ad affrontare l’ignoto e il pericolo. L’immagine che apre questo testo è quella di un sistro dei Bambara, splendido esempio della intensità estetica di quelle culture, dove anche una semplice riparazione ( nel nostro caso una placca di metallo posta a rinforzare il punto critico dell’oggetto) diventa testimonianza di armoniosa evocazione.
Tornando alla tradizione Cristiana, è il suono del sistro a scandire il tempo quando le campane non possono suonare, o meglio di un suo parente stretto: il Crotalo, che noi associamo alla raganella. Sono tutti della famiglia degli idiofoni, ovvero quegli strumenti il cui suono è prodotto dalla vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza l’utilizzo di corde o membrane tese e senza che sia una colonna d’aria a essere fatta vibrare. Ogni regione lo chiama in modo diverso, ad esempio troccola ; in realtà in questo caso si tratta di una semplice tavola di legno a cui sono fissati delle “maniglie” in metallo. Agitando il manufatto le parti metalliche, picchiando sul legno, producono il suono. Nel mio paese, Onzo, lo chiamano Batturessa, ed era appunto una tavola su cui venivano inchiodate delle maniglie. Anche i bambini partecipavano ai riti della Settimana Santa con la loro batturessa, più piccola di quella usata dai Confratelli, ma altrettanto rumorosa. Curiosamente questi strumenti “sconfinano” nel profano fin dai tempi antichi; le raganelle ( e da noi le batturesse) venivano suonate nel tempo di Carnevale, e in circostanze particolari . Nei paesi dell’Alta Valle Arroscia e particolarmente a Cosio d’Arroscia ( il paese dove nacque nel 1957 l’Internazionale Situazionista ) è esistita fino a poco tempo fa una tradizione chiamata “ u spaudu”; se una ragazza cosiese si sposava con qualche “foresto”, anche del paese vicino, il promesso sposo doveva pagare pegno, invitando a sue spese i giovani del paese ad una festa . Se ciò non avveniva, l’abitazione del “reticente” veniva circondata nella notte con fracasso e schiamazzi, e strumenti come la raganella la facevano da protagonisti. Questi schiamazzi, chiamati anche “trembure” potevano durare giorni…
“L’uomo ha sempre sentito il bisogno di appoggiare la sua fede a qualcosa di
concreto e di tangibile che faccia quasi da intermediario tra lui e la divinità.”
M. P. Giardini, “Tradizioni popolari nel Decamerone”, L. Olschki, 1965.
I RELIQUIARI
Reliquiario in metallo argentato e dorato. XIX-XX secolo cm 11X11X27
Decoro a rilievo con cornucopie prov. Vendita Pubblica
I RELIQUIARI
Il termine Reliquus significa letteralmente ciò che resta. Possiamo dire metaforicamente la sintesi concreta e tangibile di una esperienza di vita, più in generale l’impressione lasciata da persone o eventi; in questo senso penso si possa dire, ad esempio, che il mito è la reliquia della storia… E’ un principio/cardine nei progetti di Tribaleglobale (4), documentato nella nostra collezione attraverso reliquiari molto diversi tra loro per il tempo e il luogo dove sono stati pensati e venerati, e visibili qui https://flic.kr/s/aHsmGVbitf . Per questo evento ne abbiamo scelti alcuni che consideriamo pertinenti rispetto al tema scelto, anche se diversissimi tra loro. Potete vederli qui https://flic.kr/s/aHBqjCFMGR . Consapevole del rischio di urtare le sensibilità di qualcuno, non posso però esimermi dal constatare alcune sorprendenti analogie. Sia il reliquiario Animista Kota ( Gabon) , sia quello Cristiano risalente dal XIX secolo hanno una forma simile; potremmo dire che entrambi ricordano una testa? Ed inoltre, il Reliquiario Cristiano ha al centro un contenitore destinato a contenere materia reliquiale come parti di oggetti appartenuti a Santi o addirittura parti del corpo umano del Santo a cui il reliquiario è associato; non vedo differenze con il Reliquiario Nkisi dei Vili, anch’esso destinato a contenere reliquie..il fatto che non sia di metallo ma di materiale organico ( un cesto di vimini con apposto il cranio di una scimmia ) dipende dalla cultura e dalle risorse che quel popolo aveva a disposizione. Certo fa una enorme differenza per i credenti ( di una o dell’altra religione ), ma le analogie formali, e più in generale la “necessità di una reliquia “ fanno riflettere. In realtà, è proprio l’essere i reliquiari profondamente diversi nell’apparenza a rendere evidente l’universalità dell’origine della loro funzione: provare a dare un corpo al Mistero, per renderlo più comprensibile o quantomeno accettabile, e trovare quel coraggio di esistere così necessario davanti alle scelte che la vita ci presenta.
NOTE
- I Vangeli sinottici sono quelli di Matteo, Marco e Luca, chiamati così perché, se affiancati in una sinossi (visione d’insieme), mostrano notevoli somiglianze di contenuto, struttura e formulazioni, raccontando la vita di Gesù da prospettive simili e spesso sovrapponibili, a differenza del Vangelo di Giovanni che ha un approccio più teologico e distinto. Sono considerati i resoconti più simili e formano la base della maggior parte della predicazione evangelica comune.
2) . sistro = lat. sistrum dal gr. SEISTRON, agito, scuoto,crollo, affine a SEYO’ metto in rapido movimento, spingo ( cft. sismico )
.Strumento sacro delle sacerdotesse di Iside e di Hathor , Il sistro era usato soprattutto nei culti femminili legati:
- alla protezione materna
- alla fertilità
- alla gioia sacra
Iside, dio-madre per eccellenza, era quindi associata allo strumento centrale dei suoi riti.
Allontanamento di Seth e delle forze del caos
Secondo la tradizione, il suono del sistro:
- calmava divinità irate
- teneva lontane le entità pericolose
- era utile nei rituali apotropaici legati alla protezione di Osiride e Horus.
Connessione con Hathor
Il sistro era anche il simbolo principale di Hathor, dea della musica, dell’amore e della gioia.
Nei periodi in cui Iside e Hathor vennero identificate o fuse in alcuni aspetti, Iside assorbì anche l’iconografia del sistro.
Funzione rituale nel culto quotidiano
Durante le cerimonie nei templi, il suono del sistro:
- accompagnava la “rivelazione” della statua divina
- “risvegliava” il dio
- segnalava un contatto tra mondo umano e mondo divino
Iside, come dea estremamente vicina agli esseri umani, veniva dunque rappresentata nell’atto di compiere questo gesto sacro.
3) Il sistro africano, specificamente il sistro a forcella o un sonaglio a disco africano, è noto anche con nomi locali come “Lala” per i Fulbe (o Fula) e “Wasamba” per i Bambara. Suona tra l’altro durante i riti di iniziazione dei giovani e di circoncisione dei giovani maschi. È realizzato in legno scolpito, con dischi concavi di zucca (calabash) o noce di cocco montati liberamente su un ramo a forma di Y. Spesso reca la figura di un animale totemico o di un antenato scolpito sulla sommità . Agitando lo strumento, i dischi di zucca sbattono l’uno contro l’altro, producendo un suono percussivo simile a un sonaglio o a un tamburello.
4) https://giulianoarnaldi.blogspot.com/2022/12/reliquus-cio-che-resta.html
si veda anche


