OCEANIA: LA COLLEZIONE BERGER / THE BERGER COLLECTION

A PROPOSITO DI FLAUTI…

Il femore di un giovane orso rinvenuto presso Cerkno, nell’attuale Slovenia, si contraddistingue per alcuni fori distanziati: appare quindi come un flauto, e potrebbe essere lo strumento musicale più antico che si conosca, risalendo al Paleolitico .  Certamente il flauto accompagna l’uomo da millenni, struggente compagno di  pastori e divinità antiche.

Anche nelle sue forme più semplici il suono che emette è evocativo, straniante nel suo umanizzare il suono del vento e degli uccelli.

Forse per questo motivo, presso molte popolazioni di PNG,i flauti furono considerati  tra gli strumenti musicali più sacri e importanti: realizzati con cilindri cavi di bambù si suonavano come un flauto occidentale, soffiando attraverso un foro sul lato dello strumento vicino all’estremità superiore. Le parti superiori di questi strumenti  erano spesso decorate con tappi ornamentali. Essi sono tra le più belle opere d’arte realizzate nell’area del fiume Sepik ; ritraggono immagini umane stilizzate o immagini di animali totemici. Questi flauti sacri venivano  usati in coppia e tenuti nascosti nella Casa Cerimoniale degli Uomini o haus tambaran. Il suono dei flauti dava voce a specifici antenati particolarmente onorati,  di cui  portavano  i nomi personali. I flauti erano  anche associati allo spirito  del  coccodrillo:   venivano usati durante i riti di iniziazione durante i quali  i novizi subivano  tagli sulla schiena e sul petto che guarendo  lasciavano  una scarificazione permanente evocatrice della  pelle di coccodrillo: ciò li contrassegnava come individui iniziati. I flauti sacri erano visti solo da uomini iniziati e suonati durante cerimonie importanti.

ABOUT FLUTES…

The femur of a young bear found near Cerkno, in present-day Slovenia, is distinguished by some spaced holes: it therefore appears like a flute, and could be the oldest musical instrument known, dating back to the Paleolithic. Certainly the flute has accompanied man for millennia, a poignant companion of shepherds and ancient divinities.

Even in its simplest forms, the sound it emits is evocative, alienating in its humanization of the sound of the wind and birds.

Perhaps for this reason, among many PNG peoples, flutes were considered among the most sacred and important musical instruments: made with hollow bamboo cylinders, they were played like a Western flute, blown through a hole in the side of the instrument near the upper end . The tops of these instruments were often decorated with ornamental caps. They are among the finest works of art created in the Sepik River area; they portray stylized human images or images of totemic animals. These sacred flutes were used in pairs and kept hidden in the Men’s Ceremonial House or haus tambaran. The playing of the flutes gave voice to specific especially honored ancestors, whose personal names they bore. The flutes were also associated with the crocodile spirit: they were used during initiation rites during which the novices suffered cuts on their back and chest which, as they healed, left a permanent scarification evocative of crocodile skin: this marked them as initiated individuals. Sacred flutes were seen only by initiated men and played during important ceremonies.

Oceania, collezione Berger
GIUSEPPE BERGER NELLA SUA ABITAZIONE MILANESE

La collezione Berger

Il dottor Giuseppe Berger (Padova 1936,  Milano 22), dopo la laurea in Economia e Commercio all’Università Bocconi di Milano , fu giornalista e responsabile delle strategie di marketing dei più grandi gruppi editoriali italiani e dei loro giornali, da Mondadori a Rizzoli, da La Stampa al Corriere della Sera. Carattere impulsivo e intransigente, libero e innamorato della libertà degli altri, era in perenne ricerca di nuovi stimoli: una volta consolidato un progetto imprenditoriale ne  perdeva l’interesse, e per ritrovare l’ispirazione e l’energia viaggiava… È stato in India 55 volte…e  spesso si è fermato per mesi.

Affascinato soprattutto dalla parte più appassionata del pantheon indù (non a caso aveva una vera passione  per Virabhadra ), possiamo dire che era un collezionista di collezioni, nel senso che, scoperto un nuovo tipo di oggetto, iniziava una raccolta sistematica, e forse alquanto compulsiva, di tutte le varianti esistenti. Con questo metodo raccolse più di tremila manufatti, di generi molto diversi. Icone  tradizionali russe in bronzo ( esposte e pubblicate nel 2005 in occasione di una mostra dedicata presso il Museo delle Icone “E.Bigazzi” ),  saliere  russe in argento anteriori alla Rivoluzione d’Ottobre, oggetti tradizionali Oceanici e molto altro : il legame tra tutti le diverse collezioni e’ l’essere oggetti tridimensionali, esplorabili al tatto, ed estremamente complessi nella loro realizzazione: una sorta di stupefatto omaggio alla capacità umana di dare vita alla materia attraverso la bellezza. Negli anni si e’  dispersa una collezione di pugnali da caccia, raccolta in relazione alla loro particolare lavorazione elaborata, e una collezione di circa 1300 Betel è donata al Museo Pigorini. Già raccolti dai funzionari del museo, saranno esposti in questo museo nel 2024 in una sala dedicata a Giuseppe Berger.

Doctor Giuseppe Berger (Padova 1936, Milano 22), after graduating in Economics and Commerce from the Bocconi University in Milan, was a journalist and head of marketing strategies for the largest Italian publishing groups and their newspapers, from Mondadori to Rizzoli, from La Stampa to Corriere della Sera. Impulsive and intransigent character, free and in love with the freedom of others, he was in constant search of new stimuli: once a business project was consolidated he lost interest in it, and to rediscover inspiration and energy he traveled… He was in India 55 times…and often stopped for months.

Fascinated above all by the most passionate part of the Hindu pantheon (it is no coincidence that he had a real passion for Virabhadra ), we can say that he was a collector of collections, in the sense that, having discovered a new type of object, he began a systematic, and perhaps somewhat compulsive, collection , of all existing variants. With this method he collected more than three thousand artifacts, of very different kinds. Traditional Russian bronze icons (exhibited and published in 2005 on the occasion of a dedicated exhibition at the “E.Bigazzi” Museum of Icons), Russian silver salt cellars prior to the October Revolution, traditional Oceanic objects and much more: the link between all the different collections is to be three-dimensional objects, explorable by touch, and extremely complex in their construction: a sort of amazed homage to the human ability to give life to matter through beauty. Over the years a collection of hunting daggers has been dispersed, collected in relation to their particular elaborate workmanship, and a collection of about 1300 Bethel is donated to the Pigorini Museum. Already collected by museum officials, they will be exhibited in this museum in 2024 in a room dedicated to Giuseppe Berger.

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