prise of suffering/ elogio della sofferenza

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INTRODUCTION

To bring order to the creative chaos of our collection of works of art Tribaleglobale, we aggregate works around an idea, a title that evokes the profound message of the whole of the works themselves. for convenience of thought we call Format these sets of works.

We therefore use works of art as alphabetic elements for a metaphorical narrative: we think of images, we communicate through images even if we often don’t realize them .. when we talk about “sunny character”, “black mood”, “sharp person” we evoke elements natural, colors, geometric shapes to express ourselves and be understood, and we entrust to images the effectiveness of the message we intend to evoke and convey. This is why art is so important in our lives: it is the most adequate human system to investigate the Mystery and try to govern it.

PREMESSA

Per mettere ordine nel caos creativo della nostra Collezione di opere d’arte Tribaleglobale, aggreghiamo opere attorno ad una idea, un titolo che evochi  il messaggio profondo dell’insieme delle opere stesse. per comodità di pensiero chiamiamo Format questi insiemi di opere.

Usiamo quindi le opere d’arte come elementi alfabetici per una narrazione metaforica: pensiamo immagini, comunichiamo attraverso immagini anche se spesso non ce ne rendiamo conto..quando parliamo di “carattere solare”, “umore nero”, “persona spigolosa” evochiamo elementi naturali, colori, forme geometriche per esprimerci ed essere compresi, e  affidiamo  alle  immagini l’efficacia del messaggio che intendiamo evocare e trasmettere. Ecco perché l’arte è così importante nella nostra vita: è il sistema umano più adeguato a indagare il Mistero e cercare di governarlo. 

Praise of suffering, Easter 2019

We could say “torment and ecstasy”, thinking of Michelangelo’s life: like it or not, it is in the elaboration of suffering that we grow.

In order to grow, I intend to equip oneself with the ability to be resilient, or to turn problems into opportunities. Measuring oneself with difficulties and not being crushed allows one to appreciate what is positive, and I think we can say that pleasure is based on the experience of sorrow, as the gift of well-being is always considered out of human possibility and dependent on chance or by a supernatural intervention. The presence of magical thought in human experience is a consolidated indicator.The same cycle of the experience of living, or birth and death, defines terms that are antithetical if they are not processed in the dimension of the sacred: this is why we have chosen the written words of Maria Stuarda associated with the reversed but identical ones of Thomas Eliot: In my end it is my principle and vice versa: the words painted and sculpted (thinking of sculpture and painting as archetypal forms of language) are those of a seventeenth-century Ecce Homo, a ritual sculpture of the Kongo people and a bronze by Rainer Kriester.

Both the written and painted and sculpted words break through the metaphorical form. An illustrious neuroscientist, Vilayanur Ramachandran, connects synaesthesia (literally I perceive together) and metaphors: the latter, says Ramachandran, “strike like lightning revealing the truth in a deeper and more direct way than a trivial and literal statement”.Here, then, that the cross of thorns, the look of our Ecce Homo, the nails and the posture of the Nkissi sculptures like Kriester’s bronze with a flash make us see the invisible. Here is an apparent tongue-twister assuming the hieratic force of an opportunity for hope, witnessed in the dimension of history by an unfortunate victim of male-dominated violence and brilliantly revived by a protagonist of twentieth-century literature.In experiencing, archetypal figures recur, and certainly the ancestors are one of the strongest and most common: in every time and in every place they are bridges, borders, thresholds between life and death, visible and invisible, a measure to measure the immensurable. They are something more than mere recollection: they are the very embodiment of life, being the only visible representation we can make of it. We see a life grow in the womb of a woman, we know that it was born of an act that implies a man: that life is our life, that woman and that man are the only physical contact we have with the Mystery, with life and therefore with what will happen next.

The Ligurian poet Fabrizio De Andre ‘used to say that “nothing is born of diamonds, flowers are born from manure. Here is the beginning to investigate the relationship between beauty and suffering, through the mediation of mystical traditions, which are particularly feminine. and all in all not even inconvenient to reason about the sensuality of suffering and the “physicality” of ecstasy, hence our interest in reasoning about the iconography of the Saints and Martyrs, in the Name of the Mother and with Maddalena’s subversive pathos. 

Elogio della sofferenza, Pasqua 21019, Onzo Rainer Kriester.

Elogio della sofferenza, Pasqua 2019 

Potremmo dire ” il tormento e l’estasi ” , pensando alla vita di Michelangelo : piaccia o no, è nella elaborazione della sofferenza che si cresce Per crescere intendo dotarsi della capacità di essere resiliente , ovvero di trasformare i problemi in opportunità. Misurarsi con le difficoltà e non esserne schiacciati consente di apprezzare ciò che di positivo ci accade e penso si possa dire che il piacere sia fondato sull’esperienza del dispiacere, come il dono del benessere e’ sempre considerato fuori dalla possibilità umana e dipendente dal caso o da un intervento soprannaturale. La presenza del pensiero magico nella esperienza umana ne e’ indicatore consolidato. Lo stesso ciclo dell’esperienza di vivere, ovvero la nascita e la morte, definisce termini che sono antitetici se non vengono elaborati nella dimensione del sacro: ecco perché abbiamo scelto le parole scritte di Maria Stuarda associate a quelle rovesciate ma identiche di Thomas Eliot : Nella mia fine è il mio principio e viceversa : le parole dipinte e scolpite ( pensando a scultura e pittura  come a forme archetipiche del linguaggio ) sono quelle di un Ecce Homo seicentesco,  di una scultura rituale del popolo Kongo e di un bronzo di Rainer Kriester Sia le parole scritte che quelle dipinte e scolpite irrompono grazie alla forma metaforica.
Un illustre neuroscienziato, Vilayanur Ramachandran, mette in connessione sinestesia ( letteralmente percepisco assieme) e metafore : queste ultime , dice Ramachandran ” colpiscono come un fulmine rivelando la verità in modo più profondo e diretto di un’affermazione banale e letterale ” Ecco quindi che la croce di spine,  lo sguardo del nostro Ecce Homo, i chiodi e la postura delle sculture Nkissi come del bronzo di Kriester  con un lampo ci fanno vedere l’invisibile. Ecco che un apparente scioglilingua assume la forza ieratica di una opportunità di speranza, testimoniata nella dimensione della storia da una sfortunata vittima della violenza maschilista e ravvivata in modo geniale da un protagonista della letteratura del novecento. 

Nell’esperire ricorrono figure archetipiche, e certamente gli antenati sono una delle più forti e comuni: in ogni tempo e in ogni luogo sono ponte, confine, soglia tra vita e morte, visibile e invisibile, una misura per misurare l’immensurabile.
Essi sono qualcosa di più del semplice ricordo: sono l’incarnazione stessa della vita, essendo l’unica rappresentazione visibile che possiamo fare di essa. Vediamo crescere una vita nel grembo di una donna, sappiamo che essa è nata da un atto che implica un uomo: quella vita e’ la nostra vita, quella donna e quell’uomo sono l’unico contatto fisico che abbiamo con il Mistero, con la vita e quindi con quello che avverrà dopo.Il poeta ligure Fabrizio De Andre’ diceva che ” dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Ecco l’incipit per indagare la relazione tra bellezza e sofferenza, attraverso la mediazione delle tradizioni mistiche, particolarmente femminili. Non penso sia blasfemo, e tutto sommato nemmeno sconveniente ragionare sulla sensualità della sofferenza e sulla “fisicità” dell’estasi. Da qui il nostro interesse a ragionare sulla  iconografia delle Sante e delle Martiri, nel Nome della Madre e con il pathos sovversivo di Maddalena. 

Giuliano Arnaldi , Onzo 2015/19